venerdì 29 luglio 2011

Il rumore degli innocenti





Mimmo: "Edoooo! Sento il rumore dell'angelo custodeeee..."
Edo, senza smettere di giocare con l'iPhone: "È un aereo, citrullo"

Ecco. Credo che per oggi questo sia sufficiente.

martedì 19 luglio 2011

Il mito del Giangi



“Pianta un albero, fai un figlio, scrivi un libro”
Jose Marti

Albero, figlio, libro... fatto tutto. Ho iniziato dall'albero, sono passato al libro e - dopo le seghe mentali di rito - mi sono deciso a irrorare ovuli generosamente. A posto. Non c'è altro mi pare. In fondo penso che lacrisideiquarantatreanni sia tutta nell'avere spuntato quella to do list. Ma la vita non dà tregua. E ora dovrei aggiungere la voce: "scrollarsi di dosso l'ammirazione gratuita e ingiustificata dei figli". Parlo di Edo e Mimmo, chè sull'ultimo genito ci sono teorie contrastanti. In attesa di capire come smorzare gli entusiasmi, i miei due biografi non ufficiali continuano nella loro inesorabile opera di costruzione del mito del Giangi. E ogni giorno annoiano maestre e amichetti con straordinari aneddoti sulla straordinaria vita del loro straordinario padre.

Giangi: "stiamo progettando il sito della Fiorentina..." (bla, bla, bla)
Mimmo, 6 gg dopo: "prima di farti male al ginocchio, quanti goal hai fatto a Fiorentina?"

Giangi: "adesso fate le nanne e sognate cose belle"
Edo, 3 gg dopo: "papà, ma tu sai comandare i sogni vero?"

Giangi: "quest'estate andiamo in Sardegna in aereo!"
Mimmo, 7 gg dopo: "papà, ma tu sai guidare l'aereo vero?"

venerdì 15 luglio 2011

17. EDO CORNER < pigro e sborone >

Mimmo: "Quando Attila (il gatto sordo di casa) cova le uova non si accorge neanche" (?)
Edo:
"Attila non è un oviparo, è un mammifero"

Edo continua a battere la fiacca e a fare lo sborone. Gli ho detto che quando avrà la mia età sarà totalmente insopportabile. Mi ha risposto: "
non essere peggista*". Sarò peggista ma la sequenza di frasette che ho raccolto in questi giorni di infinita e svaccata vacanza non promette nulla di buono per il futuro. Il mio ovviamente.

Lo sborone furbo
"... se c'è una cosa che odio è pagare"
(Traduzione: "papà, lo so che costa, ma mi compri Nintendo Wi?")

L'artista pigro
Edo: "Finito..."
Io: "Dai Edo, coloralo almeno..."
Edo: "È un disegno degli anni '70 papi"

Lo scienziato sborone (centro estivo laico)
"A cavallo posso andare col mio microscopio?"

Il cattolico pigro (centro estivo cattolico)
"Dai, racconta qualcosa no?"
"m..."
"Cosa fate oltre che giocare?"
"Stiamo inginocchiati sulle ginocchiere**"
"Ah andate a messa... (preoccupato e con sensi di colpa) ma tu vorresti che ti portassimo a messa la domenica?"
"M... bah si... così mi abituo a stare inginocchiato. Quando mi alzo mi fanno male le gambe"
"Ma hai imparato a pregare?"
"Si... padre nostro... alè***... eccetera"

* pessimista
** inginocchiatoi
*** alleluja

lunedì 11 luglio 2011

29. MIMMO CORNER < sinossi >

Ecco tre idee cinematografiche che non aspettano altro che di essere sviluppate e prodotte. L'autore è giovane ma promettente e prolifico.

Non leccare quella rana

"Voglio andare in America Latina. Lì ci sono i supereroi che danno le frustate alle rane rosse"

Meliconi l'africano
"Prima non volevo interromperti perchè stavi parlando... ma stavo pensando che anche gli africani hanno il telecomando solo che è di paglia"

Il settimo sigillo
"A me non piacciono gli uomini con la barba. Quando hanno la barba poi diventa bianca e Dio si accorge e li fa morire. Invece bisogna ingannare Dio colorandosi i capelli di tutti i colori: blu, verdi, rossi... e così non si muore più."

martedì 5 luglio 2011

4 regole per un commercial tv

"Giangi, vieni giù ai parcheggi? Dai che facciamo un video"
"un... ?"
"Un video giangi, un video"
"... che video?"
"Per Fiat"
"ok"

Questo è stato il brief creativo. E da un brief così accurato non poteva che scaturire una pietra miliare per tutti i creativi del mondo.



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Regia: Ries Straver
Attore: Giangi
Operatore: Marco
Risate fuori campo: Diego e Marco

martedì 28 giugno 2011

16. EDO CORNER < in ferie >

Sento urla da Gormiti provenire dal bagno.
Mimmo è nudo e in fase Quark: "Papi, sai che quando bagno il pisello si alza e diventa più grosso?"
Edo, nudo e pisello in mano, è in fase vacanza: "Yhaaaaa... papàaaa... gioco col videogioco!"

Da quando hanno chiuso le elementari, Edo è come un fringuello felice. Le sue uscite pigre, anziane e drammatiche sono solo un lontano ricordo. Un ricordo che è bello rispolverare.

Pigrizia verbale
"Dove sono i cosi del coso?"

Pigrizia assoluta
"A me non è che piaccia moltissimo respirare"

Critiche al padre
"Non ti sopporto quando fai il fighetto"

Critiche ai genitori
"Quando ero in pancia stavo bene ed ero tranquillo. Poi sono uscito, vi ho visto e ho avuto paura"

giovedì 23 giugno 2011

Sine felicitate

Un padre teneva per mano il figlio di 3 anni. Si avvicinavano. 30° all'ombra. Il figlio vestitissimo, si muoveva come un pinguino infartuato. Indossava capi firmati che non avevano mai avuto il battesimo del fango, lo sguardo era perso nel nulla, le labbra erano dischiuse in un sorriso che sorriso non era. Una stalattite di saliva... scendeva. Quel piccolo portava addosso tutte le ferite di un amore inesorabile e ignorante:

"Ecco qui il tuo amichetto. Come si chiama? Si chiama Edoa..."
"RDO"
"Edoardo bravo, Edoardo... Digli dove andiamo adesso, a vedere la televisio..."
"ONE"
"la televisione bravo, la televisione ... E cosa ti piace vedere? I carto..."
"ONI"

Diciamo la verità, essere snob ti fa sentire fico. Lo capisci quando leggi Astutillo Smeriglia, mio maestro a sua insaputa. Però forse ti rende anche infelice. Io non mi sono mai fatto la domanda "Giangi sei felice?". Anche se il buon Leopardi su una domanda così ha costruito una folgorante carriera, nel mio piccolo mi sono convinto che sia una domanda noiosa e inutile. Chi risponde "no" è un lamentoso da evitare (a meno che non abbia 20 anni e 2 tette da urlo). Chi risponde “si” mente oppure è davvero felice, ma non saprà mai spiegarti perchè. Meglio una "Giangi sei soddisfatto?". Meno impegnativa, più snob, più fica. Ora però, dopo avere snobbato così a lungo la felicità, sono pieno di dubbi. E se appoggio su una palla rotta il peso della snobbaggine e sull'altra palla rotta la leggerezza dell’idiozia felice, non so più da che parte mi potrebbe pendere. Insomma Elisa, Giulia, Alessandro, Cecilia, Mario, Federico, Francesca, Paola, Elvio, Roberto, Micheli, Andrei e tutti gli altri snob che dimentico... ne è valsa davvero la pena?

Eggià, perchè in realtà snob si diventa. È una scelta. Io, tra l'altro, avevo una natura lontana anni luce dalla snobbaggine. Ecco le prove. A 11 anni zia Bumba mi portò alla Fenice di Venezia a vedere l’ennesima imposizione educativa di famiglia: un'opera Wagner. Quella regia era famosa per la cura delle luci, l'originalità della coereografia, la finezza dell'interpretazione musicale, le fiche al vento delle ballerine... Curiosamente, era proprio quest'ultima scelta artistica che mi interessava. Così, all’apparire delle fiche, chi era in platea ha certamente udito la cavalcata dei miei mocassini sui legni settecenteschi del teatro. Cavalcavo felice e qualunquista verso l’angolo estremo della piccionaia. Era vitale assicurarsi una vista zenitale sui pubi. E poco male se lo scelto pubblico internazionale rise di me: “snob di merda” pensai. Poi, dopo i teatri della zia, le lezioni di disegno della nonna, i quadri di papà, le discussioni a pranzo di filosofia e politica della mamma, la carognaggine degli amici… la mia natura è stata messa a tacere, il mio umore si è inacidito ed è spuntata la snobbaggine. Fatica.

Torniamo alla bava del figlio e a suo padre. Loro non sono snob. Loro hanno tutte le risposte. Ambiente? Favorevole! AIDS? Contrario! Internet? Favorevole!… E quando un salvifico senso di vuoto li acchiappa, acquistano subito il pacchetto Sky o organizzano una puntatina a Mediaworld e il vuoto sparisce. Poco male se confondono “musica” con “canzone”, “volubile” con “volitivo” e non conoscono Adolf Hohenstein (chi? prrrrrrr…). Loro sono sereni, equilibrati e coscienti. Tanto da non disdegnare, quando è il caso, severe autocritiche: “sono troppo generoso”, “sono così tenace”, “sono maledettamente sincero”, “sono troppo buono”...

Beati loro che sono feli...
CI.