martedì 13 ottobre 2020

Decrepito legge


Sarà il virus e la voglia di libertà che ispira. Sarà il virus e la nostra voglia di vendetta per essere stato così stronzo coi nostri nonni. Tant'è che m’è venuta un’idea di disegno di legge che è una bomba. Il primo articolo è semplice, sentite qui:     

Chi compie 85 fa un po’ la minchia che gli pare.

Seguono articolazioni, commi e decreti attuativi che garantiscono agli ultras della ruga nuovi scintillanti diritti. Eccone alcuni di esempio: 
- scegliere se ritirare la pensione alle Poste in modalità classica o tramite rapina con complici selezionati dalla Rai previo breve casting.   
- essere liberi di drogarsi con ogni tipo di sostanza e di coltivare/allevare qualsiasi stupefacente naturale (dalla mariuhana al rospo psichedelico dell'Amazzonia)  
- diritto al suicidio in modalità assistita, solitaria o talent show 
- non pagare più alcun tipo di multa e libertà di falò su qualsiasi avviso, lettera o carta di sorta
- possibilità, previo piccolo pagamento di una tassa, di insultare impunemente ogni settimana un rappresentante della pubblica amministrazione, dal generale di corpo d’armata al bidello. 
- diritto, limitato all’estate, di girare completamente nudo
- accesso una volta l’anno agli scranni del Parlamento per un intervento ad minchiam. E, per coerenza, accesso libero a tutti i luoghi in cui si ride e si fa cagnara.  
- pernacchio libero
- laurea ad honorem in ingegneria o architettura da conferire con bacio accademico davanti ad un cantiere a scelta

...

Ora molti di voi diranno che no, non è giusto, la legge è uguale per tutti, già l’Italia è un casino… Ferrrmi lì! Pensateci un attimo. Con una legge così, all’improvviso la vecchiaia, da triste limite, diventerebbe traguardo sexy. La pensione (dopo vi spiego cos'è), da tappa prima della morte, si trasformerebbe in emozionante attesa della Figata-Assoluta-Della-Decrepitezza. Per non parlare dell’esercizio alla pazienza che questa legge ci obbligherebbe a svolgere. Essere tolleranti verso le pazze gioie dei vegliardi diventerebbe un obbligo di legge benvoluto da tutti: “sì, un giorno sarò vecchio anch'io!!!". 

Insomma, davvero ragazzi: VOTATEMI.

giovedì 29 agosto 2019

La sparizione di Salvini


Soltanto ieri mi selfavo in faccia,
selfavo l’Heineken e gli spaghetti;
soltanto ieri urlavo “zingaraccia!”
e oggi mi urla in faccia... Zingaretti???

Non so cos'ho sbagliato, io son statista!
Miei Friuli, la Sardegna, Trento e Bolzano
Piemonte, Molise (che pare esista),
Basilicata e scorta di Saviano,

mio il Papeete e i ministeri altrui,
mio il gusto di dir tutto ciò che voglio:
Sì al Qatar (in barba a ciò che fui)!
Baci a Maria! Cacca a Bergoglio!
Ultimi i negri! #primagliitaliani!
No fumo! No kebab! Viva la pizza!
Al ladro in casa spara e molla i cani!
Ops… ho rubato io: si rateizza?

Cos'ho sbagliato? Io tenevo testa
a Soros e all’Europa della banca.
Bastava far comizi, un po’ di siesta
e al Viminale fare sempre manca.

Nel trucco di sparir ero campione,
ma va a saper che Renzi è così stronzo,
e che qui vige la Costituzione.
Io son Salvini, mica il mago Oronzo!

venerdì 23 agosto 2019

11. ALE CORNER < ottimismo >

Le due nuove perle di Ale di questi giorni, mi consolano come una coccola. Alla veneranda età di 10 anni, mio figlio minore appare ottimista (1) e pieno di fantasia (2). Speriamo continui così.

1.
"Io non credo nell'inferno, solo nel paradiso"
2.
Siamo nelle Gallerie delle Carte Geografiche dei Musei Vaticani. Ale si mette a correre.

Io: "Ale, non puoi correre qui!"
Ale (borbottando a se stesso): "Divieto di volare"

martedì 2 luglio 2019

Grazie al caos. Omaggio a Fabio Celenza

"È così triste essere bravi, si rischia sempre di diventare abili"
Jep Gambardella, La grande bellezza




C’è un frammento del film “La grande bellezza” che mi era sfuggito. È subito prima che Jep e Ramona scoprano le chiavi di Roma e vengano digeriti dalle sue bellezze. La scena di pochi secondi, mostra la bambina-artista in piedi su una sedia che compie in silenzio gesti piccoli e controllati davanti a una enorme tela dipinta. Il disagio che ci suscitavano le sua urla disperate e i violenti lanci di colore sembra un lontano ricordo. Le sue manine ora compongono con calma qualcosa che mi piace: un cielo, un cosmo o un paesaggio che parla di serenità e che sento vicino. Forse è perché poco prima ho assistito a quella tempesta di caos che ora questa quiete mi appartiene come un bisogno. Ora forse la tela è diventata un quadro che capisco perché contiene una storia accaduta di cui sono stato testimone emotivo. Ma mi chiedo: quella stessa tela potrebbe emozionarmi anche senza conoscere la sua genesi? Potrebbe, certo.

E se alla fine all'arte non chiedessi che questo? Cioè di inglobare il caos e di non "pensarmi" tutto. Assuefatto da messaggi edificanti, bombardato da idee geniali, tiranneggiato dall'obbligo di dire sempre "ho capito", molestato da emozioni suscitate ad arte, io oggi voglio tregua. Come un cane a capodanno, voglio la mia cuccia di silenzio, voglio deragliare dal pensiero per muovermi in uno spazio inspiegabile e finalmente tutto mio. Cerco l'autenticità del caos. 

Mi ricordo la prima volta che a Venezia ho visto il quadro Empire of Lights. Dopo 10 minuti che lo osservavo, potente come una scossa, all'improvviso mi scese un brivido lungo la schiena: avevo capito l'idea di Magritte, avevo visto la notte e il giorno assieme! Eppure... eppure il fascino del dipinto l'avevo subìto prima di vedere tutto. Il quadro mi aveva già catturato con il suo mistero e anche dopo avere capito, il mistero è rimasto. In quel quadro c'è qualcosa di magico che trasforma l'idea, per quanto potente e spettacolare, in un pretesto. Sì alla fine chiedo all'artista proprio questo: fai un passo indietro, non progettare e pianificare le emozioni, arrenditi al sorprendente e fecondo caos, abbandonati al non sento, non penso, non so. Compi un atto di fede e di coraggio: sparisci e confida, come un pazzo o un incosciente, di ritrovarti - forse - dopo. Se sarai fortunato, potresti avere catturato nella tua opera tutta la preziosità del caos. E ne sarà valsa la pena.

Lo so, ora sembra che svacco, eppure a me sembra che i meravigliosi video di Fabio Celenza facciano esattamente questo: dare voce al caos. Nati come gioco sonoro di un abile doppiatore-musicista, oggi in realtà possono esser visti anche come la più brutale critica che l'arte possa muovere al vuoto della politica; la più clamorosa dimostrazione dell’inganno della parola e del mito. E così, da caotici movimenti delle più potenti labbra del mondo, escono personaggi come "Luigi coi blu jeans", mogli che "puzzano di baronessa", mestieri tipo il “fisiopata” e mille altre cose che lasciano tutti noi... “un po' di salsiccia”. Questo per spiegarli. Ma se non si vogliono spiegare vome una storia ma si vogliono sentire come un'opera d'arte, i suoi video sono semplicemente stupendi. Ipnotici. Magici.

Tutto questo, per dire che Fabio Celenza è partito come videomaker ma è diventato un grande artista contemporaneo. Grazie al caos.


lunedì 20 maggio 2019

I misteri della fede (leghista)


Matteo Salvini candida il Cuore Immacolato di Maria alle Elezioni Europee del 26 maggio

Oh amante dei ministerial bacioni,
seguace del Salvini della Lega,
perché vuoi le divise sui balconi
ma dei 49, “importasega”?

Perché fai like a tweet su cibo e vini,
ti ecciti con post su armi e Zorro,
partecipi con “wow” al VinciSalvini,
ma l’IVA al 26 manco un “ghe sborro!”?

Perché tu dici “no ai musulmani”
ma canti, sempre tu, “faccetta nera”?
Perché ti piace “prima gli italiani”
ma l’italiano resta una chimera?

Beato markettaro della strizza
tu vuoi la legge, tu non sei razzista
ma quando per la casa un nero è in lizza
allora sono io che son buonista.

Oh verde elettore che si lagna
di tasse, sprechi, sindaco indagato...
perché poi voti chi fa la campagna
volando con i soldi dello Stato?

Tu che non vuoi ONG sul molo,
e vuoi difenderti tutto da solo,

che vuoi la patria dura, pura e forte,
"Legalità! Tagliòn! Pena di morte!"...
Ti chiedi mai perché legge non sale
lì dove il ministero fa collina?
Perché Matteo Salvini, al Viminale,
non ci va manco a far 'na capatina?

Insomma, fa santini e prendi voti,
ma non confonderti: Dio non è Stato.
Non fare come fanno gl'italioti!
Il cuore è tuo! Che resti immacolato!

giovedì 2 maggio 2019

Tutti concordi

A chi si massacra di selfi e gattini per nascondere la parte più interessante di sé: le macerie, ai politici che postano tanto e lavorano zero, ai geni del marketing e sopratutto dell'economia che offrono soluzioni infallibili che falliscono se toccano terra, agli amanti delle teorie, delle ideologie, delle genìe, del "mi piace" senza sensibilità, del "mi piace" senza essere, del "mi piace" senza amore, a chi crede nella moda e non in Dio, nella figa e non in Dio, nelle auto e non in Dio, a chi crede troppo in Dio, a chi indossa pantaloni con tasche zeppe di verità, a chi non esce dal "tunnel del divertimento", a chi si sente speciale, a chi ha amici gay e sa, a chi è vissuto per anni lì e sa, a chi ha fatto per anni così e sa, ai razzisti con pochi coglioni, ai coglioni con poco italiano, a chi non sbaglia mai e quando sbaglia non se ne accorge e quando se ne accorge non chiede scusa, a chi è cattivo (e sai benissimo che sto parlando di te, non fare il furbo), a chi è tirchio, a chi è antipatico, a chi si lamenta, a tutti quelli che puntano il dito e quindi anche a me stesso, dedico una massima illuminante.

La massima viene (credo) dalla biologia - scienza del buon senso - e ci parla di una sola grande vita che avvolge in un unico grumo tutte le altre, dal lombrico a Salvini (per avere l'unità di misura). È un gomitolo di vite a cui tutti noi diamo un insignificante contributo con la nostra. Un gomitolo per un gatto che forse nemmeno esiste e di certo non incontreremo mai*.

Lo scopo della vita?
VIVERE IN FRETTA, MORIRE SPESSO.



* NOTA PER I LEGHISTI MODERNI: la frase è una metafora. Il gatto in questo senso è Dio che gioca con le nostre vite e che però l'autore considera indifferente alle stesse. L'unica libertà e l'unico lusso concessoci sono di provare per Lui un gratuito amore. Se hai domande (ma non ne avrai) puoi scrivermi (ma non mi scriverai) e, sì... questa nota è volutamente lunga così non arrivi a leggere la parte più divertente: tu mi stai sul cazzo.

lunedì 28 gennaio 2019

Nel futuro


“Volevo darti un follow-up sul semi-open brief delle shop guidelines …”

Smetto di leggere il testo dell’email del mio collega. Tolgo gli occhiali chè, non si sa perché, per immaginare il futuro gli occhiali si tolgono sempre. A naso leggero, mi immagino tra 20 anni, sul divano del soggiorno, con un abbigliamento che esporta pallini di lana in tutte le stanze e il gatto più stronzo d’Europa sulle ginocchia.
Immagino mio nipote che mi parla.

Non lo sento. Apro la bocca, incartapecoro la fronte, cedo di lato col corpo e metto la mano a conchetta nell’orecchio. Mi ripete. Niente. Non lo sento.

Mi immagino di ruotare il tronco come un monoblocco di ghisa emettendo lamenti. Prendere dal tavolinetto l’imbuto di corno di cervo, quello vicino alla scacchiera di mogano, quello che uso per amplificare i suoni (no, mai amato la tecnologia io). E mi immagino di infilarlo tremante nel padiglione del mio smisurato orecchio floscio.

Ecco, ora sento:

“Volevo darti un follow-up sul semi-open brief delle shop guidelines…”

Lo sento ma non lo capisco. E così scopro che oggi, io vivo nel futuro.
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lunedì 4 giugno 2018

36. EDO CORNER < palcosceno >


Siamo a cena. Edo in faccia ha una battaglia di disegnini e scritte con la biro. Gli chiedo lumi e mi risponde che i suoi compagni di classe gli hanno fatto i tatuaggi di Young Signorino.

Padre: "E dove sono i cazzi?"
Edo: "..."
Padre: "Quando a scuola mi disegnavano robe in faccia erano al 90% cazzi"
Un sorriso ed esce la verità nascosta: "Questo fiore era un cazzo... questo coniglietto era un cazzo... questa macchinina era un cazzo..."

La puntuale recensione del primogenito si arricchisce del prezioso contributo del fratello:
Mimmo: "Io i cazzi li trasformo sempre in cagnolini"

E così penso che non siamo cambiati e anche Young Signorino non sia nulla di nuovo. Come i cazzi camuffati, anche lui appartiene agli universali culturali che attraversano generazioni e continenti. Ci sono sempre stati e ci saranno sempre.
Quello che è nuovo è il palco: smisurato.

mercoledì 30 maggio 2018

10. ALE CORNER < Radar >

Ale è serio serio. Siamo sul divano, fianco a fianco.

Ale: Come mai Babbo Natale non esaudisce i desideri sulle persone?

Io: ... "sulle"?

Sì, ho espresso un desiderio ma non l'ha fatto

Che desiderio?

Che tu diventi felice.

mercoledì 9 maggio 2018

35. EDO CORNER < cordialmente >

Stamattina Edo strepitava che non doveva andare a scuola causa febbre. Il termometro segnava 36 e 8. Gli abbiamo comunicato che non era febbre. Ci ha tacciato di essere irresponsabili, nazisti senza cuore, irrispettosi delle prassi familiari in vigore presso tutti i suoi amici. In macchina m'intenerisco:

"Edo, se oggi ti senti male, chiamami in qualsiasi momento"
(grugnito incomprensibile)
"Ma hai interrogazione oggi?"
"... compito di grammatica"
"Facciamo così: se va male, non mi arrabbio, ok?"
(grugnito incomprensibile)

Dopo scuola, la madre riceve un messaggio di ghiaccio:


sabato 19 agosto 2017

Il valore della libertà

“Ora papà vi racconta cos’è la libertà. La libertà è una cosa molto concreta che non capiamo finché non ci viene tolta. Vi faccio degli esempi. Immaginatevi di vivere in Corea del Nord: se uno di voi si mettesse a guardare un film straniero senza avere l’autorizzazione del governo, andrebbe in galera assieme a tutti i suoi familiari. Nel 1944 c’era la guerra e il coprifuoco. Sapete cos’è il coprifuoco?”

“No”

“Che dopo una certa ora, alla sera, non si poteva più andare in giro. A quei tempi, molti italiani sognavano di uscire di casa dopo il tramonto senza chiedere il permesso a nessuno. Libertà era uscire la sera. Ai tempi dell’antica Roma, se c’era la pace, i contadini - cioè il 90% della popolazione - erano liberi di coltivare i campi e vivere la loro vita senza l’angoscia di essere prelevati, armati e mandati a morire in qualche battaglia. Libertà era pace.”

Siamo in viaggio in automobile. Mi giro per vedere l’espressione dei miei figli seduti sui posti dietro. Silenziosi, stanno assorbendo tutto come spugnette. Decido di dare al mio racconto una pennellata di vita vissuta, così... per fissare meglio il mio capolavoro narrativo sulla tela. Mi sento molto padre, minchia.

"Vi dico tutto questo perché ho appena fatto un bancomat. E mi è venuto in mente che nella mia vita mi sono sentito davvero libero in 3 precisi momenti. La prima volta quando ho comprato la mia prima automobile: era una Y10 grigio topo che abbandonavo in giro per la città senza nemmeno chiuderla. I primi giorni, mi mescolavo con lei nel traffico e mi sembrava di avere le ali. Spesso partivo senza sapere dove andare per il gusto di muovermi e esercitare il mio diritto alla fuga. La seconda volta è stato nel 2000, quando mi hanno regalato il mio primo cellulare. Ero uno Startac Motorola che mi permetteva di parlare mentre guidavo, mentre camminavo, mentre ero in bici… una sensazione incredibile di potenza, sicurezza e onnipresenza. La terza volta è stato quando ho fatto il mio primo bancomat all’estero. Ero a Praga e ho cacciato la mia card dentro una banca di cui faticavo a leggere il nome. Quando quella banca barbara sputò esattamente le corone che avevo chiesto, sentii di avere il mondo in tasca...”

Sento il silenzio degli Spongebob dietro di me. Gli pneumatici masticano l’asfalto con precisione. Gli alberi sfilano davanti al parabrezza e sembrano inchinarsi al mio passaggio. Fiero, riassumo nella mia mente il senso di un racconto che, sono certo, resterà impresso per sempre nella mente dei miei ereditieri. Sintesi: essere liberi significa...

... possedere auto, cellulare e denaro...
Maporcadiquellatroia!

venerdì 30 giugno 2017

9. ALE CORNER < Preparato al domani >

È da un po' che non posto perché è da un po' che mi sento latitante come padre. Ci sono però perle che meritano memoria.

Padre: "Cosa vuoi fare da grande?"
Ale: "Il mischiatore di animali"
Padre: "..."
Ale: "Prende l'orso bianco e l'orso nero e nasce il panda juventino"

Madre: "Dai Ale, vai a letto"
Ale: "Un attimo che mi pettino"
Madre: "..."
Ale: "Voglio sognarmi tutto pettinato"

giovedì 23 marzo 2017

L'Avventura estinta della vita

Ancora oggi, mia mamma ci tiene a mantenere un alone di mistero su suo padre. So che era prof di matematica all'università, che era comunista, prigioniero e fuggiasco di guerra e che negli anni Quaranta aveva già 4 figli senza essere sposato. Per questo ultimo tratto della sua vita ho sofferto una sorta di complesso di inferiorità in contumacia o di invidia postuma. E mi sono sempre convinto che l'Avventura con la "A" maiuscola io non l'abbia ancora vissuta. Di più: che in questi ultimi decenni si sia estinta.

Per Avventura intendo quel grumo di emozioni e brividi che non viene da un sogno, da una navigata su internet, da un esborso, da una pianificazione, da una palestra, da uno sponsor... Intendo l'Avventura inesorabile che la vita ti mette lì e tu non puoi fare altro che prenderla in pieno muso. Quella quotidiana, scandita dalla fame, dall'adrenalina, dal fiato della morte sempre appiccicato sul collo, quella a cui devi solo reagire, sperando di disporre dell'istinto giusto per sopravvivere ogni volta. Ecco, quell'Avventura l'Occidente l'ha perduta. E per me è morta col nonno.

Oggi un'amica mi ha ricordato l'esistenza di una conoscente comune che viveva a Londra e che oggi, purtroppo, è scomparsa. La sua vita è un esempio dell'Avventura. Eccola qui: sua mamma - intellettuale e femminista convinta - resta incinta di lei dopo aver avuto una figlia da uno che non era suo marito. Dieci giorni dopo il parto, la madre muore. Il marito, un noto filosofo, scrittore e politico anarchico-comunista, adotta la sorellastra. Cresce le due bimbe incoraggiandole ad assecondare le proprie idee politiche. Poco dopo, il padre sposa la vicina di casa, mentre la figlia si innamora di un poeta che però è sposato. Così i due si incontrano di nascosto al cimitero, vicino alla tomba della madre di lei. Lì decidono di scappare a Parigi assieme alla figlia della vicina di casa sposata dal padre. La fuitina dura poco: incinta e senza soldi, torna a Londra dove perde la figlia per un parto prematuro. Reagisce sposando il suo poeta che, nel frattempo, è diventato vedovo per il suicidio della moglie. Morto un ricco parente, la coppia eredita, esce dall'indigenza e mette in cantiere il secondo figlio. Col piccolo, vanno in vacanza al lago di Ginevra. Lì, ha l'idea di scrivere un racconto attraverso cui la conosco e la conosciamo tutti: "Frankenstein".

Era il 1816...
Aveva 19 anni...

Ne approfitto per mandare un like al 2017 e dire ai miei follower che mi sento fakeoldalone.



Un selfie di Mary Shelley

giovedì 6 ottobre 2016

Un po' triste

Un giorno Nanni Loy vide un programma alla tv americana e decise di presentarlo ai funzionari Rai. Erano i tempi di Mamma Rai, del bianco e nero, della censura e della DC ma si sentiva ancora l'alitosi della guerra e sperimentare era un frutto goloso, pieno di vita, irresistibile. Dissero sì. Così fece la sua "candid camera". A distanza di oltre 50 anni lo riguardo. Mi ricordo il suono, la pellicola e prima sorrido, poi mi dispero. Sento la distanza siderale tra quel mondo e oggi. Oggi in cui nessuno si vergogna più di nulla, mettersi in scena è un diritto naturale, "negro di merda" è un'opinione da rispettare e la vita di un gattino pesa più di un barcone pieno di persone. 
Questo non è un post nostalgico ma umano. L'umanità non è un condimento, un orientamento politico o una debolezza. L'umanità è la lingua comune, l'ombelico del nostro ventre, ciò che ci tiene in piedi e insieme. Non sono nostalgico: quando hanno fatto il primo episodio di "Specchio Segreto" io avevo -4 anni. Questo è il post di chi realizza improvvisamente, con un click su YouTube, che quegli italiani lì erano marziani più umani di noi, più buoni, più saggi, più fiduciosi e che ormai il brodo acido in cui viviamo immersi, ogni giorno, tutti i giorni ci è entrato nei polmoni e nel sangue e siamo diventati noi.

ll solito post nostalgico? Non è così e lo dimostro con una domanda. Cosa fareste a uno che intinge la sua brioche nel vostro cappuccino? La mattina dico... a Milano... oggi. Cosa gli fareste? Ve lo dico io: gli spacchereste la faccia. La stessa cosa che farei io.

Questo non è un post nostalgico, è un po' triste.



 

giovedì 22 settembre 2016

Fertility Day Tre

Fertility Day 2

Fertility Day 1


Dopo le campagne del #fertilityday che sono andate così e così a causa di un pubblico stronzo, drogato e microcefalo, penso di fare cosa gradita al Ministero della Salute proponendo la terza serie. Prima di inviarla alla Beatrice - che non ha mai tempo di controllare quello che esce dai suoi uffici - penso sia meglio sottoporla al giudizio degli utenti. Ogni vostro feedback sarà per me prezioso.

I razionali di concept

1. Immagini
Basta immagini di libreria che magari qualcuno ha usato per pubblicizzare Eternit, Pizzerie o, peggio, con negri dentro. Stavolta useremo solo scatti originali di testimonial autentici. Il messaggio sarà veicolato dal viso di una donna della strada, non necessariamente bella, magari segnata da recenti fallimenti e che non abbia connotati umani riconoscibili. La faccia del ministro è perfetta.

2. Il tone of voice
Riteniamo che il tono ad minchiam dell'ultima campagna sia stato un elemento molto ingaggiante per il target di riferimento. Quindi lo manteniamo.

3. Trattamento visivo
Basta filtri da cartolina anni Ottanta, basta effetti calza da bordelli berlusconiani, basta outline inquietanti modulate da sismografi o da grafici dello spread... Il nuovo concept sarà ricordato per la sua semplicità e pulizia. Sul faccione del ministro il font del lettering sarà perfettamente allineato al contenuto: casuale.

4. L'hashtag 
Per non sporcare l'originalità inarrivabile delle campagne precedenti e per mantenere distinti i vecchi dai futuri insulti, proponiamo di cambiare l'#. Il nuovo avrà 3 caratteristiche: 1. richiamare il vecchio nome per non disperdere la community fedele e motivata che abbiamo saputo costruire in questi mesi; 2. ricordare al mondo che questa non è una campagna ma una serie comica che ha bisogno di tutto il nostro supporto e il nostro entusiasmo 3. omaggiare i natali del ministro e ingraziarcelo al fine di ottenere dal suo dicastero almeno la metà della cifra che si sono intascati gli altri.

La campagna Fertility Daje!









martedì 6 settembre 2016

8. ALE CORNER - Razi Tomichi

Ho letto da qualche parte che se dovessi affrontare un viaggio di 2 anni luce, impiegherei il primo anno ad accelerare e il secondo a frenare. L'educazione dei bimbi io la vedo esattamente così: un divertente e emozionante viaggio interstellare in cui nei primi anni si pompa idrogeno e entusiasmo nei potentissimi motori della fantasia e solo in fase di atterraggio, ai primi sintomi di pre-adolescenza, ci si occupa di quella rottura di palle dei freni.

Sì, ciao. 

Essere bravi genitori, significa mixare a regola d'arte insegnamenti che vengono dallo spensierato istinto con altri che vengono dalla più noiosa e becera Giustizia Oggettiva Divina. In tutti questi anni, per la G.O.D mi sono sempre affidato alla Società con Responsabilità Illimitata MADRE, occupandomi io di tutto ciò che rientrava nelle cazzate amene. 

E così oggi, davanti a questo temino di Ale, mi corre l'obbligo di ringraziare l'azienda MADRE Sri se mio figlio non andrà ad ingrossare le fila dell'ISIS. Grazie a tutte le madri, le maestre e le indefesse sacerdotesse della noia.



Ale
7-8-2016
QUESTA ESTATE IO VOGLIO BUTTARE BOMBE TOMICHE 
È RAZI TOMICHI
(seguono emozionati schizzi esplicativi)

Maestra
rifai

Ale
1 TROVARE CORALLI
2 RIPOSARMI

Maestra
ora sì!


giovedì 21 aprile 2016

A chi lo dico io?

“Il suo sperma bevuto dalle mie labbra, 
era la comunione con la terra.
Bevevo con la mia magnifica
esultanza 
guardando i suoi occhi neri
che fuggivano come gazzelle.
E mai coltre fu più calda e lontana
e mai fu più feroce
il piacere dentro la carne.
Ci spezzavamo in due
come il timone di una nave
che si era aperta per un lungo viaggio.
Avevamo con noi i viveri
per molti anni ancora
i baci e le speranze
e non credevamo più in Dio
perché eravamo felici.” 

Ho letto questa poesia di Alda Merini e mi si sono riempiti gli occhi di lacrime. Tenendo conto che ero in ufficio, posso dire che, da circa 30 minuti, questa è diventata una delle mie poesie preferite.

In queste perfette parole c'è molto di quello che io sono e di quello che io sento. È il bisogno di mettermi a nudo e raccontarmi agli altri. Non ho ancora capito bene perché e in fondo chissenefrega, ma quel bisogno c'è ed è restato lo stesso di quando avevo 12 anni. Le occasioni per farlo però sono sempre meno. Mi manca l'energia di trovare le parole per condividere con precisione quello che sento e che sono (motivo per cui "saperlalunga" langue). Quando ci provo il senso delle parole evapora mentre parlo, come succede quando si raccontano i sogni. E poi mancano le orecchie giuste. Gli amici sono lontani e pochi. Eppure il bisogno di raccontare le mie emozioni e condividere le cose che le suscitano non ha un filo di ruggine. Voglio ancora dimostrare a me stesso e agli altri che il mio cuore è sano, che sono sensibile e vivo, che sono abbastanza forte e egocentrico da fare show delle mie fragilità, che dopo che mi sono squadernato potete tradirmi, pigliarmi per il culo, ballare il tip-tap sul mio cuore, voglio credermi infrangibile, voglio usarvi come un secchio e svuotatemi pure dove vi pare. Siete un pubblico meraviglioso! Ci vuole fegato ad essere poeti ma anche presunzione. 

Le mie lacrime erano anche per la solitudine che vivo da un po' di anni e che i versi della Merini mi hanno ricordato. A chi lo dico quello che mi nasce dentro? Con chi parlo di questa e di altre mille feroci poesie? Dove sei tu che senti quello che sento io? Di questa solitudine, inevitabile per chi, come me, vive in difesa da una vita io oggi soffro. E non mi consola pensare che orecchie per ascoltarmi ce ne sarebbero, che in fondo siamo tutti ladri e donatori, scintillanti e meschini, soli sordi o che ci illuminano tutti, che mangiamo gli stessi semi nella stessa gabbia, che abbiamo lo stesso unico sanguinolento cuore che pompa gli stessi desideri e sussulta, prima o poi, meglio o peggio, per le stesse cose. 

Chiamalo ingoio o Dio, conta solo quello che senti. E a chi, come Alda, ha avuto il fegato e la presunzione di condividerlo, io voglio solo dire grazie. Non sei sola e non smetterò mai di amarti.

martedì 29 marzo 2016

Scuola di improvvisazione

Bisogna stare lì, fermi fermi, a morire. Ma non bisogna stare lì, fermi, perché la morte arrivi prima o arrivi dopo. La morte fa quel cazzo che le pare. Bisogna stare lì perché non c'è altro da fare. Zero opzioni. Semplicemente quel tipo di morte, prima di falciarti il respiro, ti falcia le gambe. E la sua presenza cresce giorno per giorno. Dentro una clessidra di gocce bianche che riempiono una cannula e poi un corpo.

Per ogni persona che sta lì, ferma ferma, ce ne sono tante che aspettano. Aspettano e basta. Non come si aspetta un treno; quello ha un orario e quando sgarra sei informato. L'altoparlante lo misura, lo chiama "ritardo" e si scusa pure. Le persone che aspettano chi sta fermo fermo spesso si fanno sorprendere durante la vita: in un taxi che attraversa Milano, sotto un neon davanti a una cassa automatica, mentre i colleghi ti parlano… è un treno che ti arriva addosso in piena corsa, senza orario, senza vagoni. Una locomotiva sparata, spesso fatta di un solo ricordo che annoda la gola.

Così imparo a improvvisare.

giovedì 19 novembre 2015

Post post stragem

In questi giorni in cui anche la più vuota delle noci vuole essere schiacciata, risulterà certamente gradito al mio colto e vastissimo pubblico l'ideazione di un agile decalogo grazie al quale valutare se un post su Facebook o Twitter vale la pena leggerlo prima ancora di leggerlo. Poche, semplici regole per chi vuole perdere tempo sui social ma non ha tempo da perdere. 

Decalogo per post post stragem
Puoi evitare di leggere tutti i post che hanno:

1. Font colorati
Più chiare sono le idee e meno colori si usano per esprimerle. Questo non fa di tutti i testi in bianco e nero dei capolavori ma fa di tutti i testi con più di due colori un contenuto di merda.

2. Ombre sui testi
Chi pensa che sia bello scrivere con i testi con l'effetto ombreggiatura o luccichìo o sfocatura ha la sensibilità estetica di Al Bano. Se non riconosce il bello come può ragionare sull'orribile?

3. Tutto maiuscolo
Chi ragiona non urla. Se mi suonano alla porta, apro e il tipo che ho davanti mi urla "CIAO, COME STAI, POSSO ENTRARE?" chiamo i carabinieri. Non capisco perché su Facebook dobbiamo farci berciare in faccia da chiunque. Chi usa le maiuscole sta urlando e PUO' ANDARE AFFANCULO.

4. Poco spazio
Al cervello serve ossigeno. Quando vedi che le parole scritte rasentano i bordi significa che quel post strabocca di minchiate. Chi mette una parola al limite dell'immagine è come chi mette il proprio figlio sul ciglio di un burrone per scattare un selfie. O è un coglione o ti propone cose perdibilissime.

5. Punteggiatura ad minchiam
La punteggiatura è elemento chiave per capire se sei davanti a un prodotto della testa o a un prodotto del culo. Sei certamente davanti a un culo fumante quando vedi:
- un parola dopo la quale ci sono più di 3 punti di sospensione
- una frase con più di 3 punti esclamativi (massimo sarebbero 3, ma 1 è già troppo)
- uno spazio prima di qualsiasi tipo di punto.

6. Immagini splatter
Non si deve fare. Mai. Ma se sei così coglione da pubblicare l'immagine di un bimbo maciullato da una bomba perlomeno evita commenti. Neppure "no comment". Dopo quell'immagine, nemmeno Leopardi riuscirebbe a scrivere qualcosa di intelligente figuriamoci tu.

7. Renzi o Salvini

8. Soluzioni
Inviti, call to action, slogan, insomma tutte quelle formule semplici e serie che ti invitano a fare qualcosa subito. A parte quella indimenticabile serata del 1923 alla birreria di Monaco con Hitler, di solito nei bar non si prendono decisioni. Si chiacchiera. Quindi per chi propone soluzioni su Facebook - il nuovo bar senza porte del terzo millennio - vale l'adagio: "l'intelligente sa poco, l'ignorante sa molto, il mona sa tutto"

Volevo fare un decalogo ma ho deciso che infrangere gli accordi fa molto "cultura Occidentale", anzi è cosa italianissima. Quindi, per amore della mia identità e patriottismo, il mio decalogo si ferma a otto.



(invito chi si chiede perché ho messo questo video ad andare a 5:20 dove si spiega perché se devi dare un decalogo ma ti vengono in mente meno di 10 cose, fregatene e chiudila lì)