Cugina di mamma: cos'è?
Io: … un Kindle, ci leggi i libri digitali
Cugina di mamma: lo usi?
Io: Bè, ora sto leggendo un romanzo di D'Annunzio che…
Cugina di mamma: AH! NO 'STA PARLARME DE QUEL SCHIFOSO!
Il paradosso temporale che ho vissuto durante uno dei tanti pranzi di famiglia è presto spiegato: mia nonna, lato Del Gesso, era cugina di grado plurimo della Duse. In famiglia sono tutti schierati con Eleonora e D'Annunzio è conosciuto più come "quel schifoso" che come "Vate". Io invece, segretamente, l'amo. E amo l'ingenuità e la sincerità del periodo storico che lo vide star.
C'ero già stato a Gardone Riviera. Cercavo la targa dell'ingegner sanitario Cosimo Canovetti, uno dei mitici personaggi della mia amatissima tesi. A Gardone era morto e speravo che la pianificazione di Parigi e la dimostrazione della superiorità della spinta dell'elica nell'aria rispetto alla sua forza di avvitamento meritassero quantomeno una targa. Niente targa. Mi trovai invece davanti all'ingresso della casa di "quel schifoso", più nota come "Vittoriale degli Italiani".
Sei anni e due figli dopo, sono di nuovo lì. Mimmo legge a Edo una delle tante iscrizioni ai posteri. Finita la lettura, si rivolge sottovoce al fratello:
"Edo, hai pregato?"
Eggià. Il Vate non era noto per la sobrietà. Tra le sue mille nevrosi, la più spettacolare era certamente la mania di grandezza. Non serve visitare l'anfiteatro, il mausoleo, la nave da guerra, il lago, l'orrido, gli ettari e ettari di giardino, le infinite stanze della sua villa "Schifamondo" dai cessi blu... a parlare della sua mania mi basta la vestaglia da notte. È un saio bianco di cotone, dal taglio razionalista che all'altezza dei genitali ha un foro circolare. Grande. E sopratutto orlato da un ricamo d'oro. Ho ancora negli occhi il prezioso oblò del poeta guerriero, quando leggo:
"Io ho ciò che ho donato"
"Quel schifoso"... povera Eleonora... povera cuginetta... Lo sparuto drappello di turisti di cui facciamo parte, arriva alla stanza della scrittura. La porta è tanto bassa che ci dobbiamo inchinare. Era alto 1:58 (anche se diceva di essere alto 1:63), ma non è per ripicca brunettiana che ci fa abbassare. "Quel schifoso" vuole che ci inchiniamo davanti al suo Genio. Ascolto la guida:
Questa stanza si chiama L'officina. Qui D'annunzio studiava, sperimentava e creava le sue opere. Era un artigiano della parola e quelli sono i materiali e gli strumenti del suo lavoro. Pensate che inventò anche le parole "Vigili del fuoco", "Tramezzino", "Velivolo", "Ornella"…
Ornella, "quel schifoso"… Al centro della stanza c'è un busto. Non l'avrei notato se non fosse coperto da un piccolo fazzoletto, come quelli che usano gli scultori per non fare seccare l'argilla che stanno plasmando.
Al centro della stanza potete vedere un busto. Ogni volta che il Vate entrava qui dentro, lo copriva per non farsi distrarre dallo sguardo. È il busto della Duse.
E "quel schifoso" m'ha commosso.
martedì 29 ottobre 2013
lunedì 7 ottobre 2013
6. ALE CORNER < non aprire quella porta >
Aleeeee…
Mh?
Ci sei?
Si...
Gira la chiave forte forte...
…
Ale...
M?
Mi hai sentito? Gira la chiave forte forte, con le due manine
Dove?
Dalla parte dove ti sto bussando adesso… senti dove ti sto bussando?
Mhm…
Ce la fai?
Papà, senti come suono la fisarmonica…
Il suono di una inutile fisarmonica attraversa la porta della mia camera da letto. È una porta chiusa a chiave. Da fuori. Una porta che imprigiona me e il resto della mia famiglia. Ale ci ha chiuso dentro a doppia mandata. Ora, il moccioso avverte l'inebriante sensazione di potere. Sente di essere diventato, improvvisamente, un membro fondamentale del clan e si gusta tutta la feroce indifferenza che accompagna questo tipo di potere.
Come ogni domenica, anche ieri mi ero concesso quei canonici 30 minuti di sonno in più. Poi, come ogni domenica, il letto era stato assalito dai minori. Ieri l'assalto è avvenuto verso le 9.30 da una task force ridotta. Quando sento chiavare la porta, mi alzo di scatto con terrore. Guardo negli occhi Mimmo... cazzo, lui non è stato! Sollevo la coperta e sotto ci trovo Edo... cazzo, lui non è stato! A girare la chiave è stato Ale. Il più basso, il meno abile, il più sereno. Fingendo indifferenza, cerco di superare i decibel della fisarmonica con una voce paterna ferma e pacata. Dopo 10 minuti, faccio vedere a tutti quanto grossa è la mia giugulare e diafana la mia pazienza. Interviene la donna.
Ale, amore…
Mh?
Scendi le scale e prova ad aprire il portoncino di ingresso, sai aprire il portoncino di ingresso?
Cos'è il poltoncino?
Ordino con fare perentorio un lenzuolo alla donna. La donna mi chiede se lo voglio pulito. La insulto. Lo prendo e lo annodo sulla ringhiera della finestra. Quando sento lo scroto schiacciarsi sul freddo ferro della balaustra, realizzo che mi sto cagando addosso. Penso che sono vecchio. Penso che se avessi 10 anni di meno sarei già sospeso a 1 metro dal suolo, spavaldo come Superpippo. Con una pantofola in camera e l'altra sul davanzale bagnato, cerco nella stanza una scusa qualsiasi per non calarmi…. la trovo: Edo e Mimmo mi guardano terrorizzati da sotto le coperte. Mimmo: "ho paura che muori". Ritiro gambe, scroto e lenzuolo.
ALEEEE AMOREEEE...
CHE C'È?
HAI APERTO IL PORTONCINO?
Quale poltoncino?
Mi affaccio dalla finestra della camera nella speranza che uno dei vicini di casa percorra il vialetto comune. Piove. Cancello chiuso. Non passa un cane. Il mio gatto, invece, mi guarda come si guarda un coglione in pigiama. Miagola di astinenza. La sua dose di carne e gelatina drogata ha un ritardo non giustificabile in alcun modo. Ora sono le 10.30 di domenica. Cazzo, è domenica! La Santissima Domenica di Dio! Prego Dio che il mio vicino di casa preghi Dio anche stavolta. Mai messa potrebbe essere più utile all'umanità di quella di oggi.
ALE...
(silenzio)
ALEEEEE....
(silenzio)
ALE!!!!
Si?
(sospiro di sollievo di tutta la famiglia)
ALE, AMORE, LASCIA STARE IL PORTONCINO... VIENI SU A GIOCARE
Va beeeeeene
All'improvviso, la macchina del mio cattolicissimo e sordo vicino di casa attraversa il vialetto. In 4 iniziamo a urlare dalla finestra "SIGNOR ZETA! SIGNOR ZETA!". Da dentro l'abitacolo, il profilo monoespressivo del signor ZETA rimane come scolpito nella pietra. Il cancello si apre inesorabilmente. Mi fiondo sull'unico device disponibile della camera da letto: il citofono. Chiudo il cancello. Il signor ZETA lo riapre. Lo richiudo. Lo riapre. Lo richiudo… scendi cazzo! Scende. Urliamo disperati:
SIGNOR ZETA!
….
SIAMO QUI SIGNOR ZETA!
…
CI VENGA A SALVARE, LA PREGO, SIAMO CHIUSI A CHIAVE IN CAMERA E C'È UN BAMBINO DI 4 ANNI CHE SI AGGIRA SOLO PER CASA!
Ma io devo andare a messa...
…
…
…
Ok, senta, potrebbe andare a chiamare sua moglie che le dobbiamo comunicare una cosa importante?
Dieci minuti dopo, la moglie del signor ZETA ci libera. Ale chiede se per caso ha fatto qualcosa di sbagliato. La donna gli risponde che un bambino può fare un po' il cazzo che gli pare e che la colpa è tutta del papà che ha lasciato le chiavi delle porte di casa attaccate alle serrature.
Ah si?
Tutti all'IKEA!
Mh?
Ci sei?
Si...
Gira la chiave forte forte...
…
Ale...
M?
Mi hai sentito? Gira la chiave forte forte, con le due manine
Dove?
Dalla parte dove ti sto bussando adesso… senti dove ti sto bussando?
Mhm…
Ce la fai?
Papà, senti come suono la fisarmonica…
Il suono di una inutile fisarmonica attraversa la porta della mia camera da letto. È una porta chiusa a chiave. Da fuori. Una porta che imprigiona me e il resto della mia famiglia. Ale ci ha chiuso dentro a doppia mandata. Ora, il moccioso avverte l'inebriante sensazione di potere. Sente di essere diventato, improvvisamente, un membro fondamentale del clan e si gusta tutta la feroce indifferenza che accompagna questo tipo di potere.
Come ogni domenica, anche ieri mi ero concesso quei canonici 30 minuti di sonno in più. Poi, come ogni domenica, il letto era stato assalito dai minori. Ieri l'assalto è avvenuto verso le 9.30 da una task force ridotta. Quando sento chiavare la porta, mi alzo di scatto con terrore. Guardo negli occhi Mimmo... cazzo, lui non è stato! Sollevo la coperta e sotto ci trovo Edo... cazzo, lui non è stato! A girare la chiave è stato Ale. Il più basso, il meno abile, il più sereno. Fingendo indifferenza, cerco di superare i decibel della fisarmonica con una voce paterna ferma e pacata. Dopo 10 minuti, faccio vedere a tutti quanto grossa è la mia giugulare e diafana la mia pazienza. Interviene la donna.
Ale, amore…
Mh?
Scendi le scale e prova ad aprire il portoncino di ingresso, sai aprire il portoncino di ingresso?
Cos'è il poltoncino?
Ordino con fare perentorio un lenzuolo alla donna. La donna mi chiede se lo voglio pulito. La insulto. Lo prendo e lo annodo sulla ringhiera della finestra. Quando sento lo scroto schiacciarsi sul freddo ferro della balaustra, realizzo che mi sto cagando addosso. Penso che sono vecchio. Penso che se avessi 10 anni di meno sarei già sospeso a 1 metro dal suolo, spavaldo come Superpippo. Con una pantofola in camera e l'altra sul davanzale bagnato, cerco nella stanza una scusa qualsiasi per non calarmi…. la trovo: Edo e Mimmo mi guardano terrorizzati da sotto le coperte. Mimmo: "ho paura che muori". Ritiro gambe, scroto e lenzuolo.
ALEEEE AMOREEEE...
CHE C'È?
HAI APERTO IL PORTONCINO?
Quale poltoncino?
Mi affaccio dalla finestra della camera nella speranza che uno dei vicini di casa percorra il vialetto comune. Piove. Cancello chiuso. Non passa un cane. Il mio gatto, invece, mi guarda come si guarda un coglione in pigiama. Miagola di astinenza. La sua dose di carne e gelatina drogata ha un ritardo non giustificabile in alcun modo. Ora sono le 10.30 di domenica. Cazzo, è domenica! La Santissima Domenica di Dio! Prego Dio che il mio vicino di casa preghi Dio anche stavolta. Mai messa potrebbe essere più utile all'umanità di quella di oggi.
ALE...
(silenzio)
ALEEEEE....
(silenzio)
ALE!!!!
Si?
(sospiro di sollievo di tutta la famiglia)
ALE, AMORE, LASCIA STARE IL PORTONCINO... VIENI SU A GIOCARE
Va beeeeeene
All'improvviso, la macchina del mio cattolicissimo e sordo vicino di casa attraversa il vialetto. In 4 iniziamo a urlare dalla finestra "SIGNOR ZETA! SIGNOR ZETA!". Da dentro l'abitacolo, il profilo monoespressivo del signor ZETA rimane come scolpito nella pietra. Il cancello si apre inesorabilmente. Mi fiondo sull'unico device disponibile della camera da letto: il citofono. Chiudo il cancello. Il signor ZETA lo riapre. Lo richiudo. Lo riapre. Lo richiudo… scendi cazzo! Scende. Urliamo disperati:
SIGNOR ZETA!
….
SIAMO QUI SIGNOR ZETA!
…
CI VENGA A SALVARE, LA PREGO, SIAMO CHIUSI A CHIAVE IN CAMERA E C'È UN BAMBINO DI 4 ANNI CHE SI AGGIRA SOLO PER CASA!
Ma io devo andare a messa...
…
…
…
Ok, senta, potrebbe andare a chiamare sua moglie che le dobbiamo comunicare una cosa importante?
Dieci minuti dopo, la moglie del signor ZETA ci libera. Ale chiede se per caso ha fatto qualcosa di sbagliato. La donna gli risponde che un bambino può fare un po' il cazzo che gli pare e che la colpa è tutta del papà che ha lasciato le chiavi delle porte di casa attaccate alle serrature.
Ah si?
Tutti all'IKEA!
martedì 1 ottobre 2013
44. MIMMO CORNER < le 3 leggi >
Se hai un figlio che viaggia nelle "intornanze"* della scuola primaria, nel corso di un anno saprà spiazzarti almeno un paio di volte. Anche mio figlio Mimmo sa spiazzarmi almeno un paio di volte. Al giorno però. Perchè? Immagino che per rispondere sia necessario rovinarsi gli occhi su libri corposi, che non fanno ridere e privi di figure. Non vorrei togliere tempo a Youporn e quindi rispondo al mio solito, un po' così... ad minchiam... o, se suona meglio, sulla base delle osservazioni dirette che ho condotto sul campo, sul giardino, sul tinello, sul soggiorno, sui letti... a proposito... devo andare all'IKEA a comprarne due che sono cresciuti e non ci stanno più con i piedi... vabbè.
Per me tutte le frasi ragionate di Mimmo, Ale e Edo seguono 3 leggi bronzee:
LEGGE 1: confondono l'assoluto con il relativo.
LEGGE 2: usano male la fifa. Esempio: sono terrorizzati dalla vasca da bagno, ma si tuffano di testa tra le turbine delle centrali idroelettriche. Esempio: Mimmo teme di farsi la doccia e per questo non vuole fare rugby. Questa paura si sta mettendo di traverso tra le mie legittime aspettative di padre e la sua conquista del torneo delle 6 Nazioni.
LEGGE 3: applicano scorciatoie mentali. Al ragionamento che porta via tempo alla Wii, preferiscono frasi fatte, razzismi beceri, generalizzazioni da Giovanardi, sincerità senza vergogna, copia e incolla, sentito-dire o polemiche sterili e francamente irritanti tipo "ma papà, l'avevi detto tu!".
E ora vediamo di ficcare a forza tutte le cose che mi sono segnato su Mimmo in questi giorni dentro le 3 leggi così dimostro che ho ragione e vado a fare pausa pranzo sereno:
LEGGE 1 - Confondono l'assoluto col relativo
Dio, patria e compleanno
Sto ammirando la cappella di una chiesa. Mimmo si avvicina e mi racconta le operazioni che ha fatto con Edo davanti alle candele votive: "Edo ha messo una monetina. Io ho cantato l'Italia s'è desta e ho soffiato"
Di destra
Io: "Che vuoi fare da grande?"
Mimmo: "Non il pittore che mi danno 50 centesimi"*
* prezzo medio con cui vende alla nonna i suoi disegni
La Coop sei tu
"Non voglio fare il venditore perchè quelli della Coop li vedo seri."
Il ministro sono io
"Ho una nuova maestra che non mi piace. Non pagarla più!"
LEGGE 2 - Usano male la fifa
Minaccia?
Edo: "Mi piacerebbe fare calcio"
Mimmo: "Guarda che poi devi andare in Spagna eh?"
Spaventato?
"Ma quando tu morirai sarai sempre mia mamma?"
LEGGE 3 - Applicano scorciatoie mentali
Sentito dire
Io: "Chi sa la differenza tra un'alce e un cervo?"
Mimmo: "L'alce è tutta marrone e ha la campanella"
Copia e incolla
"Mamma, mi prometto che per 4 mesi non farò più videogiochi?"
Sincerità senza vergogna
"Mi piace il gatto che mi dorme qui perchè mi schiaccia il pisello."
Visto? Avevo ragione...
---------------------
* Edo Copyright
Per me tutte le frasi ragionate di Mimmo, Ale e Edo seguono 3 leggi bronzee:
LEGGE 1: confondono l'assoluto con il relativo.
LEGGE 2: usano male la fifa. Esempio: sono terrorizzati dalla vasca da bagno, ma si tuffano di testa tra le turbine delle centrali idroelettriche. Esempio: Mimmo teme di farsi la doccia e per questo non vuole fare rugby. Questa paura si sta mettendo di traverso tra le mie legittime aspettative di padre e la sua conquista del torneo delle 6 Nazioni.
LEGGE 3: applicano scorciatoie mentali. Al ragionamento che porta via tempo alla Wii, preferiscono frasi fatte, razzismi beceri, generalizzazioni da Giovanardi, sincerità senza vergogna, copia e incolla, sentito-dire o polemiche sterili e francamente irritanti tipo "ma papà, l'avevi detto tu!".
E ora vediamo di ficcare a forza tutte le cose che mi sono segnato su Mimmo in questi giorni dentro le 3 leggi così dimostro che ho ragione e vado a fare pausa pranzo sereno:
LEGGE 1 - Confondono l'assoluto col relativo
Dio, patria e compleanno
Sto ammirando la cappella di una chiesa. Mimmo si avvicina e mi racconta le operazioni che ha fatto con Edo davanti alle candele votive: "Edo ha messo una monetina. Io ho cantato l'Italia s'è desta e ho soffiato"
Di destra
Io: "Che vuoi fare da grande?"
Mimmo: "Non il pittore che mi danno 50 centesimi"*
* prezzo medio con cui vende alla nonna i suoi disegni
La Coop sei tu
"Non voglio fare il venditore perchè quelli della Coop li vedo seri."
Il ministro sono io
"Ho una nuova maestra che non mi piace. Non pagarla più!"
LEGGE 2 - Usano male la fifa
Minaccia?
Edo: "Mi piacerebbe fare calcio"
Mimmo: "Guarda che poi devi andare in Spagna eh?"
Spaventato?
"Ma quando tu morirai sarai sempre mia mamma?"
LEGGE 3 - Applicano scorciatoie mentali
Sentito dire
Io: "Chi sa la differenza tra un'alce e un cervo?"
Mimmo: "L'alce è tutta marrone e ha la campanella"
Copia e incolla
"Mamma, mi prometto che per 4 mesi non farò più videogiochi?"
Sincerità senza vergogna
"Mi piace il gatto che mi dorme qui perchè mi schiaccia il pisello."
Visto? Avevo ragione...
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* Edo Copyright
venerdì 20 settembre 2013
Cose sfazzuse 2
Secondo diario minimo sulla vacanza in Sicilia. Questo è fatto di scatti fotografici e citazioni. Due cose:
1) "Scatti" è la parola giusta. L'iPhone, snello e umile, riduce la fotografia a scelta. Pura scelta. Con buona pace dei seguaci di Ansel Adams (brutta gente, peggio degli appassionati di motori).
2) Se, girando per il trapanese, ti cade a terra la macchina fotografica, al 90% ti viene una cosa così:
Rifiuti
Edo: "Chi ha riempito la mia cartella di pattume?" (si, Edo dice "pattume", ndr)
Divani e divani, Palermo
Barocco on the road, Palermo
Vendesi, Palermo
Paura
Mimmo: "Andiamo a vedere le catacombe?"
Edo: "No, fanno paura... è pieno di mummie. L'ho visto in quella trasmissione dove c'è il tipo che somiglia a papà" (cioè Alberto Angela, ndr)
L'urlo, Erice
Stupore, Palermo
Un film incredibile, Marsala
Luoghi di cibo
Mimmo: "Quando sono nato mi ricordo che siamo andati tutti al bar"
Mimmo: "Il melone giallo mi piace, ma mi piace anche quello con l'altra corazza"
"Life", Palermo
Ficurinnia, Palermo
A morte il tiranno!
Io: "Edo, vai a letto!"
Edo: "Io, a questo punto, direi di no"
Io: "Cosa volete in eredità da me?"
Edo: "L'iPhone"
Mimmo: "Te scheletro"
Regime illuminato, Marsala
Gli irriducibili, Palermo
Gli irriducibili, Palermo
Fuggire la realtà
Io: "EDO SCUSA MA DOVE CAVOLO ERI FINITO???"
Edo: "... ho visto confusione in pizzeria e ho deciso di defilarmi" (si, Edo dice "defilarmi", ndr)
Fughe, Palermo
Perchè?, Paradiso di Custonaci
The end
Mimmo: "Basta iPhone adesso. Andiamo a ridere!"
venerdì 13 settembre 2013
5. ALE CORNER < Cose sfazzuse 1 >

Settembre di ferie in Sicilia. Provo a dormire a Palermo. Ci riesco a Buseto Palizzolo e Purgatorio di Custonaci. A Palermo i palazzi hanno ancora le ferite di antiche esplosioni, tremende e bellissime: aspettano solo la mano innamorata di un grande architetto. È una città dove il lusso domina da sempre e oggi guarda i turisti con distacco, impegnata com'è a vivere e sopravvivere. Nell'entroterra di Trapani, invece, i turisti sono cosa nuova. Chi arriva lì, la trova pulita, ingenua, magnificamente impreparata. Certi panorami mi ricordano la Toscana. Ma cani molto molto randagi, impastati di terra, abbattuti dal sole e dalla digestione misurano gli anniluce di distanza tra me ora-qui e Siena. Erice, altissima città di Venere, domina una terra a cui basta una goccia di pioggia per scatenarsi e una goccia d'acqua santa per scatenare la devozione degli abitanti. Tutte le chiese sono aperte h24, causa fede. Tutte sono coperte di tarsìe di marmo, coralli e pietre preziose chè qui i condimenti son cosa seria. Spesso nel backstage dell'altare o nelle navate laterali trovo antiche sculture di legno, pronte per essere coperte d'oro e banconote in processione. Le banane e i datteri scalpitano per maturare. Compro cestini di palma nana, riempio l'auto e lo stomaco di melloni gialli. Sono sicuro: il retrogusto di capra dei cannoli, di midollo d'erba dei fichi d'India e la puntualità svizzera con cui soffia il vento sono tutte cose sfazzuse che mi mancheranno molto.
Cose sfazzuse a cui Ale ha aggiunto le sue.
Andata in aereo: le prese d'aria
Da lì esce la Befana?
Festa di compleanno
Scusa Mimmo, ma il cielo quanti anni ha?
Festa di paese
Papà: "Ale, sai dove andiamo adesso? Andiamo alla festa del paese..."
Ale: "E come fa il mondo a soffiare sulle candeline?"
Festa rimandata
Ale: "Papà, mi dai l'Iphone?"
"No"
"Non è una risposta"
Risate nella notte
Sento Ale che ride e sogna. Quando si sveglia gli chiedo perchè.
Ale: "Era un sogno di Pongo"
Lacrime nella pioggia
Aaahhhh.... Edo mi ha buttato un po' di pozzanghera in un occhiooooohhh
Ritorno in aereo: i cartelli
Cosa vuol dire quello? Vietato morire?
-----------------
Breve glossario
"Anocorni" = unicorni dalle mucose acuminate
"Lucidonte" = rinoceronte sudato
"Mucca" = grossa mosca
"Bustino" = postino che predilige portare le buste
martedì 27 agosto 2013
L'ape operosa
Dario dormiva in cameretta. Un mostro lo imprigionava in un incubo. E così dormiva e piangeva, piangeva e dormiva... Il suo pianto svegliò un'ape. L'ape era operosa e così s'infilò sotto il portone d'ingresso, sorvolò le scale, s'infilò nel buco della serratura della stanza e cercò di svegliare Dario ronzandogli sull'orecchio. Ma Dario dormiva e piangeva, piangeva e dormiva. Allora l'ape operosa aprì la finestra della stanza, s'affacciò e urlò alla fontana della piazza:
"Sveglialo tu!"
Ma la fontana non aveva abbastanza acqua per scrosciare col fragore di una cascata. Così l'ape operosa volò fino in campagna. A suon di pungiglione, portò una pecora in paese, fin sotto la finestra della stanza di Dario:
"Sveglialo tu!"
Ma il belato era un belato e Dario continuò a dormire e piangere, piangere e dormire. All'improvviso la pecora si ricordò di una storia che aveva sentito da agnello e la raccontò all'ape operosa:
"Mia nonna mi raccontava che tanto tempo fa i nostri avi furono usati da Dio come simbolo di salvezza umana"
"Cos'è la salvezza umana?" chiese l'ape operosa
"Non lo so, ma so chi è Dio. Come tutte le persone buonissime, è un signore che si arrabbia facilmente ed è sopratutto potente. Molto potente. Fa capitare le cose"
"Tutte le cose?"
"Tutte tutte"
"E dova abita?"
"In cielo, oltre le nuvole"
Così l'ape operosa prese una gran rincorsa e cominciò a volare nel cielo. Su, su… sempre più su. Attraversò le nuvole così veloce che non riuscì a evitare un grande triangolo d'oro che un signore portava in testa. Lo centrò con una zuccata e finì lunga distesa. Ma l'ape era operosa e non aveva tempo di svenire. Così chiese al signore:
"Chi sei?"
"Chi sei tu..." le rispose irritato
"Io sono un'ape. Cerco Dio"
"Ah! Finalmente qualcuno che si prende la briga di venire fin qui senza tante chiacchiere. Tu sì che hai fede!"
"Non è fede. Sono solo operosa"
"Lo so bene, t'ho creato io. Io sono Dio"
L'ape era stupefatta. Ma aveva poco tempo e andò al sodo anche con Dio:
"Per piacere, puoi svegliare Dario? È un bimbo che…"
"So tutto"
"Ah, già..."
L'ape operosa capì e non disse più nulla. Dio si avvicinò ad un grande bancone bianco su cui stava una cassa per i pagamenti e disse:
"Tu mi piaci e meriti che la tua preghiera sia esaudita in maniera speciale. Dario si sveglierà e non ci sarà alcun prezzo da pagare. Stavolta offro io!"
Detto questo, tirò fuori il suo bancomat e lo strisciò in una fessura della cassa. Subito, il pavimento di nuvole diventò nero e iniziò a tuonare. Dio urlò all'ape: "Ora vola! Torna sulla terra!"
L'ape operosa scese in picchiata. Attraversò mille nuvoloni sempre più neri e minacciosi. Arrivò tutta bagnata. A terra era iniziato un temporale strano. I fulmini illuminavano a giorno, ma erano tutti colorati come fuochi d'artificio e tutti profumati come di vaniglia. Nessuno di loro poi toccava terra.
Il più forte fulminò il mostro dell'incubo. Dario si svegliò. Il bimbo ci mise un po' prima di capire di essere libero. Ora finalmente stava bene.
Sul comodino, profumata di vaniglia, si asciugava un'ape operosa.
Sinossi: Il Destino
Testo: Giangi
Immagini: Story Cubes, generatore di storie a dadi
"Sveglialo tu!"
Ma la fontana non aveva abbastanza acqua per scrosciare col fragore di una cascata. Così l'ape operosa volò fino in campagna. A suon di pungiglione, portò una pecora in paese, fin sotto la finestra della stanza di Dario:
"Sveglialo tu!"
Ma il belato era un belato e Dario continuò a dormire e piangere, piangere e dormire. All'improvviso la pecora si ricordò di una storia che aveva sentito da agnello e la raccontò all'ape operosa:
"Mia nonna mi raccontava che tanto tempo fa i nostri avi furono usati da Dio come simbolo di salvezza umana"
"Cos'è la salvezza umana?" chiese l'ape operosa
"Non lo so, ma so chi è Dio. Come tutte le persone buonissime, è un signore che si arrabbia facilmente ed è sopratutto potente. Molto potente. Fa capitare le cose"
"Tutte le cose?"
"Tutte tutte"
"E dova abita?"
"In cielo, oltre le nuvole"
Così l'ape operosa prese una gran rincorsa e cominciò a volare nel cielo. Su, su… sempre più su. Attraversò le nuvole così veloce che non riuscì a evitare un grande triangolo d'oro che un signore portava in testa. Lo centrò con una zuccata e finì lunga distesa. Ma l'ape era operosa e non aveva tempo di svenire. Così chiese al signore:
"Chi sei?"
"Chi sei tu..." le rispose irritato
"Io sono un'ape. Cerco Dio"
"Ah! Finalmente qualcuno che si prende la briga di venire fin qui senza tante chiacchiere. Tu sì che hai fede!"
"Non è fede. Sono solo operosa"
"Lo so bene, t'ho creato io. Io sono Dio"
L'ape era stupefatta. Ma aveva poco tempo e andò al sodo anche con Dio:
"Per piacere, puoi svegliare Dario? È un bimbo che…"
"So tutto"
"Ah, già..."
L'ape operosa capì e non disse più nulla. Dio si avvicinò ad un grande bancone bianco su cui stava una cassa per i pagamenti e disse:
"Tu mi piaci e meriti che la tua preghiera sia esaudita in maniera speciale. Dario si sveglierà e non ci sarà alcun prezzo da pagare. Stavolta offro io!"
Detto questo, tirò fuori il suo bancomat e lo strisciò in una fessura della cassa. Subito, il pavimento di nuvole diventò nero e iniziò a tuonare. Dio urlò all'ape: "Ora vola! Torna sulla terra!"
L'ape operosa scese in picchiata. Attraversò mille nuvoloni sempre più neri e minacciosi. Arrivò tutta bagnata. A terra era iniziato un temporale strano. I fulmini illuminavano a giorno, ma erano tutti colorati come fuochi d'artificio e tutti profumati come di vaniglia. Nessuno di loro poi toccava terra.
Il più forte fulminò il mostro dell'incubo. Dario si svegliò. Il bimbo ci mise un po' prima di capire di essere libero. Ora finalmente stava bene.
Sul comodino, profumata di vaniglia, si asciugava un'ape operosa.
Sinossi: Il Destino
Testo: Giangi
Immagini: Story Cubes, generatore di storie a dadi
venerdì 2 agosto 2013
Caricaaa!
Sono sempre stato un fervente patriota. Fin da piccolo. Ero il partigiano infangato che, armi di legno in pugno, si lanciava di corsa sugli orti gelati di mio padre col fedele cane "Dog". Urlavo "caricaaa!" e immaginavo nazisti e fascisti in fuga. Inventavo le mie Olimpiadi, costruendo aste, dischi, lance, archi che saltavo, lanciavo, usavo per conquistare quante più medaglie d'oro possibili per il mio paese. Modesto a scuola, ero un bomba in storia. Il migliore della classe. Il Risorgimento io non lo studiavo, io lo vivevo in prima persona. Sfogliavo le pagine e mi trovavo coi primi italiani dietro le barricate delle nostre bellissime città. Combattevo borboni, ungheresi, croati, spagnoli, svizzeri, austriaci... Radetzky, fottiti tu e "l'espressione geografica" da cui provieni. Alla seconda fase dei mondiali dell'82 ero al mare. Quando Paolo Rossi segnò il secondo vantaggio, dovetti uscire di casa per scaricare una tensione che mi divorava. Camminavo verso il mare e intanto pregavo la mia preghiera laica per l'Italia del calcio. Non mi ero accorto di camminare sul molo. Mi sono fermato a pochi centimetri dall'acqua, mulinando le braccia per evitare un incredibile tuffo da vestito. Al ritorno ho girato la maniglia della porta e il mondo è esploso attorno a me: Italia-Brasile 3-2. Forza Italia. FORZA ITALIA!!!
Ieri accendo la tv. Un anziano signore del sud, toga nera e pendente dorato sulla spalla, legge una sentenza. Piccoli colpi di tosse tradiscono tutto il suo nervosismo, tutta la sua sofferenza. Il signore decreta che Silvio è pregiudicato. La legge è uguale per tutti. Anche qui, nel mio stupendo, levantino paese.
Un'ora dopo sono al cinema. Dopo poche scene de "La migliore offerta", commosso, inizio a ripetermi: "Dobbiamo essere orgogliosi di questo film...". Fotografia strepitosa, budget e produzione da Hollywood, cast internazionale per una gestione italiana (regia Tornatore), una poesia italiana (musiche di Morricone), idee italiane (storia di Tornatore) e location italianissime (tra Trentino, Friuli e Lazio). Alla fine dei titoli di coda, scopro che c'è anche il patrocinio del Ministero dei Beni Culturali. Un sorriso patriota mi si stampa sul viso e mi accompagna fino a casa.
L'Italia è impestata di virus, ma è un paese antico, colto, complesso con anticorpi naturali evoluti. Oggi ho il petto gonfio d'orgoglio nazionale. Oggi ho 12 anni, sento gli occhi di "Dog" sui miei e sono pronto a lanciarmi sugli orti gelati del mio paese. "CARICAAA!"
Spezzone mitico da "La meglio gioventù": Giordana-Tornatore 1-1.
Ieri accendo la tv. Un anziano signore del sud, toga nera e pendente dorato sulla spalla, legge una sentenza. Piccoli colpi di tosse tradiscono tutto il suo nervosismo, tutta la sua sofferenza. Il signore decreta che Silvio è pregiudicato. La legge è uguale per tutti. Anche qui, nel mio stupendo, levantino paese.
Un'ora dopo sono al cinema. Dopo poche scene de "La migliore offerta", commosso, inizio a ripetermi: "Dobbiamo essere orgogliosi di questo film...". Fotografia strepitosa, budget e produzione da Hollywood, cast internazionale per una gestione italiana (regia Tornatore), una poesia italiana (musiche di Morricone), idee italiane (storia di Tornatore) e location italianissime (tra Trentino, Friuli e Lazio). Alla fine dei titoli di coda, scopro che c'è anche il patrocinio del Ministero dei Beni Culturali. Un sorriso patriota mi si stampa sul viso e mi accompagna fino a casa.
L'Italia è impestata di virus, ma è un paese antico, colto, complesso con anticorpi naturali evoluti. Oggi ho il petto gonfio d'orgoglio nazionale. Oggi ho 12 anni, sento gli occhi di "Dog" sui miei e sono pronto a lanciarmi sugli orti gelati del mio paese. "CARICAAA!"
Spezzone mitico da "La meglio gioventù": Giordana-Tornatore 1-1.
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